sabato 26 maggio 2012

L'Ue denuncia l'Argentina al Wto

Per Bruxelles il paese sudamericano opera misure protezionistiche «discriminatorie» e contrarie alle regole sul libero commercio.

 di Emiliano Biaggio

La Commissione europea ha deciso di deferire l'Argentina presso l'Organizzazione mondiale per il commercio (Wto) per le misure ritenute dall'Ue contrarie al libero scambio. Bruxelles ritiene infatti che il paese sudamericano abbia adattato misure protezionistiche colpendo le esportazioni europee verso l'Argentina. La decisione della Commissione europea giunge dopo la disputa proprio con il governo argentino per il caso Repsol-Ypf. Il 18 aprile scorso l'Argentina ha infatti deciso unilateralmente di nazionalizzare la compagnia petrolifera spagnola, innescando tensioni tra paesi e sui mercati.
   La Commissione Ue ha deciso di sollevare in sede Wto il caso argentino per la condotta generale del governo di Buenos Aires. Da Bruxelles fanno sapere che la denuncia dell'Argentina «non è direttamente legata al caso Ypf», ma dipende dal regime precedurale decretato dalle autorità argentine per ottenere le licenze di importazione di prodotti stranieri. Un regime ritenuto «discriminatorio» dall'Ue. L'Unione europea accusa l'Argentina di violare le regole di trasparenza e di libero scambio del Wto. In particolare si contesta a Buenos Aires la "Declaracion jurada anticipada de importacion", il permesso che deve essere obbligatoriamente rilasciato per l'ingresso di qualunque merce straniera all'interno dell'Argentina. Essendo un permesso da ottenere prima dell'ingresso delle merci, denuncia la Commissione europea, «per via delle procedure richieste le importazioni straniere vengono sistematicamente non ammesse o cancellate». Inoltre si contesta «la pratica non scritta, non trasparente, ma sistematica» di imporre a chi importa merce straniere di «bilanciare» gli acquisti con vendita all'estero di merce argentina. Si tratta, continua l'Ue, di restrizione che solo «nel 2011 hanno colpito beni europei esportati in Argentina per un valore di 8,3 miliardi di euro». Per questo motivo l'Ue ha deciso di denunciare l'Argentina in Wto, che dovrà esaminare il caso e trovare una soluzione. «Se entro 60 giorni non sarò trovata una soluzione soddisfacente - annuncia la Commissione Ue - l'Europa chiederà all'organizzazione mondiale per il commercio di adottare azioni legali». Le misure protezionistiche adottate dall'Argentina «sono illegal», attaca il commissario europeo per il Commercio, Karel De Gucht, per il quale «è tempo di rimuovere queste procedure sleali». Nel paese sudamericano «ci sono restrizioni che hanno impatto sull'economia europea». La politica economica dell'Argentina, aggiunge De Gucht, «è diventata una politica protezionistica e aggressiva, come dimostra anche il caso Repsol».

giovedì 24 maggio 2012

Il coniglietto della Lindt non sarà protetto dall'Ue

La Corte di giustizia europea rigetta il ricorso della casa dolciaria svizzera negando a 'Gold Bubby' il marchio comunitario.

 di Emanuele Bonini (per Eunews)

E’ tenero, molto dolce e piuttosto popolare, soprattutto tra i più piccini e i più golosi, che ne hanno fatto ormai un oggetto del desiderio nonché un elemento irrinunciabile per le proprie festività pasquali. Ma è anche, ormai, una vera e propria tradizione per centinaia di migliaia di famiglie in tutta Europa, che da decenni lo portano nelle proprie case, sulle proprie tavole. Stiamo parlando di ‘Gold bunny’, il famoso e inconfondibile coniglietto di cioccolato della Lindt avvolto da un incarto dorato e corredato da un collarino rosso con tanto di campanellino. Per il prodotto dolciario, vero e proprio simbolo mondiale della Lindt, essere popolare e richiesto però non basta per ottenere il riconoscimento del marchio comunitario, la speciale etichetta riconosciuta e tutelata su tutto il territorio dell’Ue. La Corte di giustizia europea ha infatti respinto il ricorso presentato dalla Lindt, decretando l’impossibilità per ‘Gold bunny’ di ottenere lo speciale riconoscimento. (leggi tutto)

mercoledì 23 maggio 2012

Breviario

«Le soluzioni giuste nei tempi sbagliati sono inutili»
Pier Luigi Bersani, segretario del Pd, a proposito della crisi (Bruxelles, 23 maggio 2012, a margine del vertice dei partiti progressisti e socialisti europei).

martedì 22 maggio 2012

Breviario

Davvero nulla da dire: in Europa trovare una copia cartacea del Trattato di Lisbona, l'attuale "Costituzione" europea, è impossibile. Se chiedete in Commissione europea, vi diranno che è disponibile solo su internet, se provate a chiedere in Consiglio europeo vi sentirere rispondere che il trattato "vecchio stile" su carta si può dare solo ai dipendenti interni. Insomma, nella capitale europea non hanno trattati dell'Unione europea. Se volte consultarlo, potete farlo solo su internet. Prodigi della tecnologia.

lunedì 21 maggio 2012

Souvenir di Budapest

Budapest, il parlamento visto dal palazzo imperiale di Buda

DIARIO DI BIAGGIO


Budapest (impressioni)

 Una città europea come luogo d'appuntamento e punto di incontro. Già questo da solo basta per intraprendere il viaggio. Persone che da parti diverse dello stesso continente si incontrano in uno stato terzo per condividere momenti sconclusionati di puro divertimento e assoluta allegria sono motivi che rendeno piacevole anche solo l'idea del partire. E poco importa se gli aerei sono a orari impossibili: i viaggi non sono mai comodi.
Budapest è grande, imponente, maestosa, regale. Una volta cuore di uno degli imperi più importanti d'Europa, ancora oggi conserva la propria grandiosità e tutto il suo fascino. E la propria importanza. Non è solo la capitale dell'Ungheria: nè il cuore economico, industriale e culturale. Ancora oggi è Budapest il centro assoluto di ogni potere. Un potere logorato, sempre più in fase declinante. Per le vie della città negozi chiusi, case abbandonate, mendicanti e senza tetto testimoniano in tutta l'umana drammaticità il dramma della crisi che avanza e morde sempre di più. Il sole che scalda la città e il Danubio su cui Budapest si specchia servono solo a confondere le idee al passante, troppo di fretta per rendersi conto che luce e specchi non servono altro che per mettere ancor più in risalto lo spirito decadente della città.
A portare nuova linfa e ancor più disturbo un manipolo di giovani non più tanto giovani pronti a celebrare l'uscita dal gruppo della prima vittima dell'arco di Cupido. Nel torno degli idonei non vincitori,la squadra degli ammogliati vedrà a breve il primo titolare.
  Amicizie di infanzia, compagnie di una vita che la vita stessa ha scalfito ma che - ancora - non ha separato, come dimostra questo viaggio dai contorni vaghi e dalle emozioni contrastanti. Darsi un appuntamento in terra straniera... "Ci vediamo a Bruxelles!". E' quello che Giovanni, compare di Erasmus, scandì quando un pullman e un'auto partirono dai Paesi Bassi per ricongiungersi in terra belga. "Ci vediamo a Budapest", il messaggio di chi dall'Italia si rincongiunge con chi poi a Bruxelles è finito col perdercisi. Allora la realtà era sospesa e la percezione della realtà deformata, oggi il confine dell'indistinto è ancor più instabile.
  La sana immaturità dell'uomo viene fuori, sempre. E questo caso non fa eccezioni. Semmai dà conferme. Non è antropologia, è dato di fatto. Le nozze, momento di unione tra uomo e donna adulti, possono essere la culla di una nuova fanciullezza, o forse solo la nuova stanza dei giochi di un infantilismo mai scomparso. Spensieratezza e golardia, improvvisazione e cazzeggio, confusione e idiozie, sono gli ingredienti di una nuova gita scolastica all'estero carica di tutti quei tratti adolescenziali che l'età avrebbe dovuto seppellire ma che la testa ha invece tenuto desta. Desta in testa. In testa tanto altro. La città non è che uno sfondo. Bello e affascinante, ma uno sfondo. Anche perchè il tempo a disposizione è poco e da fare tanto. C'è da brindare, e non una volta sola, con la regina di cuori. Poi, con gli occhi gonfi e la stanchezza in corpo si parte lasciandosi alle spalle, ancora una volta, esperienze da raccontare e rivivere nei momenti in cui ci si ritroverà. Magari ancora una volta in giro per il mondo.

venerdì 18 maggio 2012

DIARIO DI BIAGGIO

Racconto di un'autunno inoltrato


La pioggia che si infrangeva sulla tela dell'ombrello era l'unico suono che l'accompagnava nel suo cammino senza meta. Le automobili rigavano il manto stradale pieno d'acqua, e le cornacchie sugli alberi manifestavano la propria presenza con il loro tipico gracchiare che rendevano ancor più gotica quella giornata fredda e tetra. Il grigio intenso e profondo del cielo rendeva i colori tanto sbiaditi quasi da annullarli: se non fosse stato per la pioggia, che rendeva lucida ogni superficie, quella avrebbe assunto le sembianze di una città fantasma, spenta e smorta. L'uomo non era che un ricordo. Non un'anima per le strade, a rendere ancor più spettrale tutto quel mondo che aveva attorno. Camminava per riflettere, su sè stesso e la sua solitudine, sul presente e l'avvenire. Si fermò e chiuse gli occhi: il ticchettio delle gocce d'aqua sull'ombrello era tutto ciò che poteva percepire. Non un uccello, non un'auto, non un tram in lontananza, non il passo di un uomo. Chissà come, in quel preciso istante il mondo si era fermato. Anche il vento aveva smesso di soffiare. Riaprì gli occhi: tutto era scuro, ma non seppe dire se per via di quella giornata o se perchè ci si stava lentamente avvicinando alla sera. Si guardò attorno: dalle case non filtrava una luce. Dov'erano tutto? Si trovava in un quartiere residenziale. In una giornata come quella dove poteva essere la vita se non a casa o nei locali? Ma i bar davanti ai quali era passato erano tutti vuoti. SI disse che dovevano stare per forza di cose nelle proprie abitazioni, ma gli esseri umani erano spariti. Non una luce accesa, non una persona affacciata alla finestra.
  Riprese a camminare. Gli scarponcini che pestavano l'acqua delle pozzanghere coprivano di tanto in tanto in continuo suono dell'acqua sull'ombrello. Ogni tanto provava a togliersi dal riparo di quel piccolo scudo anti-intemperie, per vedere se l'entità della pioggia era tale da permettere di poter proseguire solo con il cappuccio. Ma non lo era. E così continuò a vagare senza una destinazione. Era uscito di casa solo perchè stanco di vivere seduto su una sedia davanti a un computer. No, era uscito per fuggire dai suoi pensieri. Non accettava ancora tante cose, e probabilmente non vi sarebbe mai riuscito. Camminava per riflettere. Su sè stesso e gli altri, sul passato che fu e sul passato che non fu. Su tutto quello che avrebbe potuto essere e su ogni cosa che sarebbe stata. Nessuno può prevedere il futuro, e lo lo sapeva. Ma non si fece nè illusioni nè sogni. Quelli aveva imparato a sue spese a non cullarli mai più. Chiuse gli occhi: ancora quel sordo rumore di pioggia sul suo ombrello, e nient'altro. Non percepiva nulla. Riaprì gli occhi: quella città fantasma avvolta dalle tenebre, padrona del silenzio e del nulla, era la realtà. Sì, i sogni molto spesso finiscono laddove si interrompe il sonno. Oppure dove inizia un incubo. NOn si pose il problema di dove potesse finire: sapeva già che da quella dimensione non avrebbe fatto ritorno. E si chiese se la cosa gli dispiacesse. Si guardò attorno: quella città fantasma non sembrava fatta perchè un uomo potesse viverci. Chiuse gli occhi. La pioggia che si infrangeva sulla tela dell'ombrello era l'unico suono che l'accompagnava nel suo cammino senza meta. Stava per riaprirli quando udì della musica. Una melodia dolce. Un pianoforte. Riaprì gli occhi. Iniziò a cercare con lo sguardo il luogo da dove proveniva quella musica. Era una casa più avanti, dove qualcuno aveva socchiuso la finestra per permettere all'aria di entrare e alla musica di uscire. Si fermò sotto quella finestra. Chiuse gli occhi. Si lasciò trasportate dalle note. Chopin, forse. NOn seppe dirlo con certezza, ma gli ricordava Chopin. Da quanto non suonava un pianoforte? Per quante persone non lo suonò e per quante altre non l'avrebbe suonato? Per tutte quelle che avrebbe incontrato di lì in avanti. Lui il piano l'aveva... a casa.
Abbassò l'ombrello e guardò in alto, quel cielo piangente nero come la pece. Restò così per un attimo, quanto bastò per non poter dire con esattezza se stesse piangendo anche lui o se quel viso solcato da rivoli rilucenti non fosse il risultato della pioggia. Quindi si ripose l'ombrello sulla testa, e si incamminò. Dove non si sa. Lo sapeva soltanto lui. E mentre andava rifletteva. Su sè stesso, sul quel presente e su chissà quale futuro. Con la pioggia che si infrangeva sulla tela dell'ombrello che l'accompagnava nel suo cammino.

giovedì 17 maggio 2012

DIARIO DI BIAGGIO

La prima cosa che si fa quando ci si alza è scostare la spessa tenda di stoffa dalla finestra e sbirciare fuori, per vedere se c'è il sole. L'occhio ancora chiuso per il sonno comunque ne risentirà, perchè il passaggio dal sonno alla luce del giorno è comunque accecante. Ma non importa. Ma se prima di richiudersi si riesce a vedere che là fuori c'è il sole, allora il senso del risveglio cambia. A volte la felicità è effimera: basta il tempo di sciaquarsi il viso e vestirsi che il sole se n'è già andato, e allora ci si sente come il bimbo a cui hanno strappato di mano il giocattolo preferito. Felicità e tristezza quasi si rincorrono, in questa vita. O forse solo in questo posto, dove tutto può sembrare affascinante e nulla può risultare piacevole. Tranne il sole del mattino, quando si strappa il velo del sogno che divide reale da surreale. Può bastare davvero poco per avere il buon umore. Ma sembra che pochi in questo mondo lo sappiano. Qual è la ricetta della felicità? Cosa ci serve, o cosa ci basta, per essere contenti? Nessuno lo sa. In un mondo egoistico e illogico, dove l'esistenza viene riempita di tutto ciò che non serve, si finisce col perdere di vista ciò che davvero servirebbe. Eppure non serve molto. Anzi, non serve niente. Ed è proprio qui il punto. In una società dove tutto ha un prezzo e ogni cosa ha uno suo ripiano e un suo scaffale, in un mondo dove tutto è merce e l'unico valore che si riconosce è quello di mercato, ecco, in questo grande inganno globale, ciò di cui abbiamo bisogno realmente non si trova in vendita da nessuna parte. Il problema è che se una cosa - e sempre più spesso una persona - non si può comprare allora questa non esiste. Ci si è talmente assuefatti al superfluo e al vacuo che tutto perde di significato. Peccato. Perchè non si riesce più a godere di un cielo limpido e di un sole splendente, di una serata "banale" cinema e birra, di raccontare e farsi raccontare storie e aneddoti di vita, di un pensiero, di un sorriso. Di un sorriso che viene rivolto forse per caso, forse per cortesia, o magari anche senza un motivo preciso, ma che comunque fa piacere ricevere. Specie quando fuori è grigio e tetro, e dentro di sè sono riversate tutte quelle intemperie che fuori ancora non infuriano ma che presto infurieranno. Perchè se la prima cosa che si fa quando ci si alza è scostare la spessa tenda di stoffa dalla finestra per vedere se c'è il sole, la seconda cosa che si fa una volta appurato che quel sole cercato e bramato non c'è è ricordarsi di prendere l'ombrello.

martedì 15 maggio 2012

Il concorsone

Scopri il personaggio misterioso e vinci il tuo post personalizzato


Lasciate un commento e rispondete alla domanda, e i più bravi e i più fortunati vinceranno un simpatico post con dedica su questo blog. Non sarà un granchè, ma sempre meglio di niente. Dunque rispondete:
Chi è l'artista raffigurato nella foto qui sopra?

A) Lou Reed;
B) Bob Dylan;
C) Vinicio Capossela;
D) Paul McCartney;
E) Ares Tavolazzi;
F) Alessandro Mannarino.

Si può rispondere fino alle ore 12:00 del 23 maggio. I commenti postati oltre questo limite non saranno presi in considerazione.

lunedì 14 maggio 2012

Breviario

«Uscire dall'euro non è possibile, ma è possibile uscire dall'Unione europea».
Maria Fekter, ministro delle Finanze austriaco, parlando della Grecia (Bruxelles, 14 maggio 2012)